A volte ho problemi ad addormentarmi la sera e guardo la tv.
Stavo appunto guardando il telefilm Ultime dal Cielo, dove uno strano gatto porta al protagonista il giornale del giorno dopo, quando improvvisamente mi addormento e un incubo comincia.

Mister Magoo-Bersani è questa volta alle prese con un gatto rosso con dei baffetti sbarazzini, che gli porta un giornale. Magoo-Gatto

Magoo: Chi è la?
Gatto: Sono Max, il tuo gatto preferito, ti ho portato il giornale di domani.

Ma i gatti non parlano! Diranno subito i miei piccoli lettori – No, ragazzi, avete sbagliato: questo gatto parla, fa accordi segreti con Berlusconi, ha fatto il Presidente del Consiglio, si candida a Presidente della Repubblica e ha sostenuto Bersani quando si è proposto come candidato della sinistra.

Magoo: Max, vecchio gatto amico, cosa c’è scritto nel giornale di domani?
Gatto: Per colpa di Grillo il PD, per il bene dell’Italia, ha dovuto allearsi con il PDL.
Magoo: Ma è impossibile, i Giovani Democratici si rivolteranno!
Gatto: Francamente non hai capito nulla, lascia fare a me. Faremo a Grillo una proposta che non potrà accettare e a Berlusconi una proposta che non potrà rifiutare.
Fai un bel programma di governo dove metti sette punti uguali a quelli del M5S e uno che non accetterà. Dovrà essere un punto condiviso da tutta la sinistra e non accettato da Grillo, così avrai tutta la simpatia dei nostri, compresi i GD, e non si creeranno spaccature. Io intanto vedo cosa posso fare per influnzare i mercati, se trovo qualche amico che scrolla i mercati per fare spaventare le gente. Francamente senza di me non so che faresti. Con Berlusconi l’accordo lo troviamo, non preoccuparti.

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Improvvisamente la pubblicità alza il volume, mi sveglio, spengo la TV e vado a letto. Meno male, l’incubo del PD alleato con il PDL mi angosciava.

Ma è solo un brutto sogno, spero…

Questa volta Bersani, come Mister Magoo, credendo di sdraiarsi su un comodo letto d’albergo, non vede che il letto è in realtà una tomba e l’albergo è in realtà un cimitero.

Il PD si trova in questo momento ad un bivio, da una parte c’è il 75% di elettori che hanno votato per un partito tradizionale, quindi vogliono che le cose rimangano come sono oppure che cambino, ma non troppo.

Dall’altra un 25% di persone che vogliono cambiare radicalmente la politica o che sperano di farlo.

La scelta è difficile: un bel letto d’albergo con l’aria condizionata, dove tutto è organizzato e qualcuno ti serve da mangiare e da bere, o l’avventura di un campeggio, dormire per terra, cucinare con il fornelletto e patire il freddo d’inverno e il caldo d’estate?

Già, la comodità o l’avventura? E se scelgo l’avventura, dove mi condurrà?

A volte in albergo, seppure ci sono le comodità, si sente quel tanfo di stantio, che non piace affatto, mentre in campeggio l’aria è pura, ma non so bene chi sono gli inquilini della tenda accanto, separati da me solo da uno strato di tessuto.

Esaminiamo le opzioni:

per l’albergo non ci sono abbastanza soldi e devo andare insieme agli amici-nemici di sempre. Va bene, un ministero lo prendo io, uno lo prendi tu, mettiamoci d’accordo anche prima delle elezioni, così dopo possiamo trovare velocemente una soluzione. Si ma l’economia non posso dartela, e nemmeno grazia e giustizia. Che ne dici dell’interno?

Per il campeggio? Possiamo parlarne, per capire vantaggi e svantaggi? Il vicino di campeggio non vuole accordarsi prima. Dice ok, puoi cucinare tu, ma io mi siedo con te solo se cucini quello che io avevo stabilito prima. I ministeri predili pure tu, ma fai quello che dico io o te ne vai.

Perché mai il PD dovrebbe lanciarsi nell’avventura invece che seguire le strade sicure? Perché mai dovrebbe essere schiavo del 25% invece che avere carta bianca, come sempre, dal 75%?

La risposta è semplice, chi ha votato il PD non gli ha dato il mandato di accordarsi con il PDL. Chi ha votato il PD vuole che il PDL sparisca.

Per Berlusconi non ci sono problemi elettorali ad accordarsi con il PD. Da vinti diventerebbero vincitori e il loro elettorato ne sarebbe contento.

Cosa possiamo fare, noi del PD+PDL per cacciare via il giovinastro scapestrato M5S? Che ne dite di una bella legge elettorale uninominale a doppio turno, così con il ballottaggio vinciamo di sicuro noi, che siamo il 75%?

Dai, parliamone ancora, mettiamoci d’accordo per quei  ministeri…

Gli amici-nemici del PDL, se il PD si accorda, alle prossime elezioni faranno sicuramente il ballottaggio, ma con il M5S.

Mister MagooSarò un incosciente, ma a me la situazione di Bersani fa ridere.

Dice l’Ansa: PD DISORIENTATO. RIUNITO COORDINAMENTO
Ma il PD era disorientato anche prima. Mi immagino i burocrati del PD che non capiscono tutto quello che è fuori dai loro schemi e l’immagine mi fa ridere.
Bersani come mister Magoo. I più giovani forse non conoscono il cartone animato di mister Magoo, un vecchietto pasticcione che, non vedendoci bene, scambia quello che vede per qualcos’altro e combina un sacco di guai.

Dice Bersani: “io so fare solo questo mestiere” ma a me sembra proprio di no.

Con un minimo di considerazione per gli altri, Bersani dovrebbe capire che Grillo non può uscire dall’immagine che ha dato finora, la stessa immagine che gli ha dato successo.

Ma il segretario del PD, invece di capire gli schemi mentali altrui, cerca di ricondurli ai propri. Immagina un M5S che improvvisamente cambia le premesse e le promesse per votargli la fiducia o per fare un accordo con lui, il grande capo di un glorioso partito.

Eppure mister G ha ben spiegato a mister B del PD cosa deve fare. Lo ha spiegato con il suo linguaggio ma lo ha spiegato. L’unica cosa che può fare è scrivere un programma di governo copiando i punti del programma M5S che possano essere accettati anche nel PD, possibilmente usando persino le stesse parole e chiedere su questo, e solo questo, la fiducia.

Mister G, se i punti sono proprio i suoi, non potrà negare la fiducia ai punti del suo stesso programma.

Ma mister B del PD vuole mantenere la sua dignità di leader di un grande partito, e con questa dignità vuole affondare la sua nave.
Sono sicuro che gli elettori del PD sarebbero disponibili a perdonare chi è costretto a piegarsi per il bene del Paese.

Ormai Mister B del PD deve innanzitutto puntare alla sopravvivenza del PD, visto che ben pochi suoi elettori gli perdonerebbero un governo insieme al Mister B del PDL.

Speriamo solo che mister B del PD sia fortunato come mister Magoo, che pur essendo praticamente cieco alla fine portava il cartone animato al lieto fine.

Come vorrei che fosse il mio partito ideale.

Partecipazione come efficacia.

Per svolgere attività politica ci vogliono tanti soldi o molti attivisti. I soldi saranno pochi, quindi sarà indispensabile avere molti attivisti, uniti e disciplinati. Partecipando ad un progetto, a tutti piace essere considerati utili ed importanti, quindi gli obbiettivi devono essere condivisi e partecipati oltre che costruttivi. Un progetto nato dalla partecipazione di molte persone ha molte più possibilità di avere successo perché ognuno, avendo messo un po’ di se stesso nel progetto, lo sentirà come cosa propria, quindi:

  • Le decisioni della base devono essere sempre prevalenti sulle decisioni dell’esecutivo.
  • Tutti i soci sono diversi fra loro ma socialmente uguali, indipendentemente dalla notorietà o dalla funzione svolta.
  • Le decisioni prese dalla base devono essere vincolanti per tutti quelli che partecipano al progetto.
  • Tutte le proposte sono lecite; tutti devono essere accettati come persone indipendentemente dalle proposte. Perché tutte le persone sono portatrici di valori e, di conseguenza, tutti sono indispensabili e qualcuno è anche utile. (Normalmente si dice tutti sono utili e nessuno è indispensabile ma noi pensiamo esattamente il contrario).
  • Ogni protesta deve avere una sua proposta. Le proteste devono essere accompagnate da proposte alternative, altrimenti è meglio non protestare.

Potere decisionale alla base.

La decisione delle candidature in un partito è il fattore più scabroso e la causa di lotte di potere che distruggono il tessuto stesso di cui è formato un partito. Chi decide le candidature può controllare i candidati, può minacciare di non ricandidarli, ottenendo la loro fedeltà e il loro sostegno. Specialmente chi è eletto o chi ha incarichi istituzionali come portaborse o come segretario di un gruppo consigliare, è molto ricattabile perché potrebbe perdere il potere o semplicemente il posto di lavoro. Per questo motivo il compito di decidere deve restare alla base che, oltre a decidere le proposte politiche e i candidati, deve verificare l’attività dei propri rappresentanti nelle amministrazioni o negli incarichi di nomina politica. Sono io, la base, che incarico te, il candidato, di portare avanti le mie richieste, quindi:

  • Le candidature devono sempre essere scelte e approvate dalla base corrispondente al livello di candidatura.
  • Incarichi unici. Ogni incarico, ad ogni livello, deve essere incompatibile con incarichi ad altri livelli o partecipazione alle istituzioni politiche. Il partito deve avere una funzione di verifica e correzione sulle attività delle proprie persone elette nelle istituzioni, quindi i controllori devono essere distinti dai controllati.
  • Solo chi partecipa regolarmente al lavoro e alle riunioni deve aver diritto di votare. Durante le elezioni interne dei partiti si assiste all’arrivo di persone mai viste in sede che vengono solo a votare, portate da chi controlla e paga le loro tessere. Questo sistema svaluta e distrugge il lavoro reale di chi partecipa, creando divisioni che ostacolano l’efficacia dei progetti.
  • No al gruppismo. Nessuno dei gruppi partecipanti deve cercare di piazzare indebitamente le proprie persone nei posti chiave, con manovre di ostruzionismo o con politiche oscure e non dichiarate. Questo è stato uno dei motivi del fallimento per reti che sembravano molto promettenti.

Aderenza alla realtà.

Molti dei partiti attuali soffrono di estraneità alla realtà sociale che li rende carrozzoni inutili e dispendiosi, quindi:

  • Dobbiamo studiare un forte progetto economico in grado, se realizzato, di migliorare le condizioni economiche delle persone.
  • Il livello di evoluzione di una società si misura dalle condizioni della fascia economicamente più debole. Le nostre proposte devono innanzitutto portare vantaggi alle fasce più deboli della popolazione, poi alle fasce medie e solo se le due condizioni precedenti sono soddisfatte, alle fasce alte.
  • Un partito non è un’associazione culturale o di volontariato. Il suo compito istituzionale non è di educare le persone, compito svolto socialmente dalle associazioni culturali o di volontariato o di promozione sociale. Un partito deve esaminare i problemi reali delle persone e proporre soluzioni pratiche a questi problemi. E’ un tipo di attività per la quale la maggior parte delle persone provenienti da associazioni non è preparata. In ambito politico non dobbiamo convincere la gente a cambiare abitudini, idee o stile di vita, dobbiamo interpretare le loro esigenze e proporre soluzioni. Continueremo a fare l’attività di educazione nell’ambito delle rispettive associazioni e a mostrare con il nostro esempio personale uno stile di vita differente.
  • Ogni soluzione deve essere concordata con il beneficiario. Prima di proporre una soluzione bisogna consultare il più ampio numero, nelle nostre possibilità, di persone appartenenti alle categorie sociali beneficiate dalla nostra soluzione. In poche parole, in ambito politico dobbiamo essere al servizio delle persone e non a favore dei nostri pregiudizi, per quanto nobili ci sembrano le nostre idee e intenzioni. I nostri ideali devono servirci a trovare delle soluzioni efficienti ed eticamente accettabili, non a cambiare le persone o il loro modo di pensare. Continueremo a stimolare il cambiamento in altri ambiti.

Siamo tutti utili e nessuno indispensabile. Quante volte abbiamo sentito questa frase, e magari l’abbiamo anche detta noi, convinti di dire qualcosa di intelligente, o magari qualcosa di inevitabile.

Vorrei fare una piccola riflessione sulla distruttività di questa frase e sul suo valore antiumano.

Ogni cosa ha un valore utilitario e un valore esistenziale. Il valore utilitario è dato dalle nostre capacità sociali e dalle nostre abilità particolari.

Il valore esistenziale è dato dal solo fatto di esistere, ma anche da quanto l’universo ha dovuto investire su di noi per permetterci di essere quallo che siamo. Milioni di anni di evoluzione e di sforzi per rendere tutti gli esseri adatti alla loro funzione nel contesto naturale.

Ognuno di noi ritiene cara la propria esistenza, ogni essere vivente desidera vivere. Chi si rende conto di questo ha un rispetto assoluto per l’esistenza altrui, e identificandosi con gli altri cerca di proteggerli.

Lottare per una società dove ognuno abbia per lo meno le minime necessità e se possibile le massime amenità deriva proprio da questo sentimento di base: riconoscere l’importanza dell’esistenza altrui, identificandosi con chi sopravvive a stento, identificandosi persino con gli animali e le piante, che hanno desiderio di esistere come ognuno di noi.

Prabhat Ranjan Sarkar, che mi onoro di avere come Maestro, ha parlato di questo sentimento di uguaglianza sociale, che scaturisce dall’identificarsi nel desiderio di esistere degli altri, nei suoi discorsi sul Neoumanesimo.

Siamo tutti utlili e nessuno indispensabile” è proprio la negazione del sentimento di uguaglianza sociale. Nasce dell’idea che l’utilità immediata di qualcuno debba avere la prevalenza sulla sua stessa preziosa esistenza.

E’ la frase usata da chi ti minaccia di licenziamento se non fai quello che ti dice. E’ la frase secondo la quale i seguaci fanatici di una certa religione o una certa ideologia giustificano lo sfruttamento degli altri. Come dire: sfruttalo finché è utile ai nostri scopi, poi se vuole vada via.

E’ la frase di chi pensa che un certo ideale sia più importante di un essere umano o di chi pensa che il guadagno economico sia più importante degli individui che hanno contribuito a farlo. Forse non lo sanno, ma sfruttatori per denaro e sfruttatori per un ideale sono fatti della stessa pasta.

Rifiuto fermamente questo modo di pensare. Gli esseri viventi sono preziosi e importanti per il solo fatto di esistere, il loro valore esistenziale deve sempre prevalere sul valore utilitario. Pensare il contrario è quello che ha portato al disastro della nostra società. Gli esseri umani sono considerati come strumenti per raggiungere i propri scopi, e dopo buttati via come scarpe vecchie. Lo sfruttamento estremo è sostenuto e giustificato dalle ideologie utilitariste, da chi non ha la capacità di capire le esigenze degli altri, considerati solo per quanto sono utili a raggiungere i propri scopi.

Tutti siamo indispensabili, e qualcuno è anche utile.

Abino

Una visione globale non è antitetica ad una organizzazione localizzata dell’economia.

Non confondiamo il termine “Globalizzazione” che ha un intento propagandistico, con la realtà che è l’integrazione internazionale della produzione. Non c’è niente di realmente aperto e ampio, come il termine globalizzazione ci fa immaginare, nel far lavorare sottocosto persone lontane da noi.

A parte il termine Globale, per il quale sono d’accordo solo nel campo dei diritti, le obbiezioni che pongo sulla produzione delocalizzata sono di altro genere.

Uno scambio è equo solo a due condizioni: il potere d’acquisto e la circolazione della moneta devono essere comparabili.

Il potere d’acquisto è di due tipi: il potere d’acquisto della moneta e il potere d’acquisto della persona (o delle famiglie).

Se in due nazioni non c’è un potere d’acquisto comparabile, lo scambio è iniquo. Gli imprenditori della nazione con potere d’acquisto più elevato sono costretti a diminuire i loro costi, togliendo diritti ai lavoratori, semplicemente perché non possono competere con prezzi così bassi. Se non riescono ad abbassare i prezzi fino a competere, sono costretti a delocalizzare la produzione.

Supponiamo che si riesca a convincere il governo cinese a introdurre i diritti dei lavoratori e il controllo sull’inquinamento, questo aumenterebbe i costi della loro produzione e anche il potere d’acquisto delle persone, visto che avrebbero una vita meno difficile. Ma comunque lo scambio sarebbe iniquo, visto che il cambio monetario sarebbe a nostro sfavore.

Certo, se il cambio fosse effettuato in base al costo reale di beni di consumo questo problema potrebbe essere superato.
Supponiamo che i governi italiano e cinese si mettano d’accordo nell’effettuare il cambio sulla base del prezzo medio di un uovo. Allora la mia merce vale ad esempio un milione di uova ed è quello il prezzo che devo pagare.

Ma non è così. Il cambio è iniquo. Potrebbe essere più equo solo se lo scambio fosse di merce contro merce.

L’altra condizione è quella della circolazione della moneta. Se tutti i capitali sono concentrati nelle mani di pochi, le classi meno abbienti sono disponibili ad accettare qualunque condizione di lavoro, anche la più svantaggiata, semplicemente perché sono costretti dal bisogno immediato.

Se la distribuzione delle risorse economiche è molto diversa da un Paese all’altro, sono anche diversi i costi di produzione, indipendentemente dal giudizio morale che possiamo dare a situazioni di estrema ricchezza vicino all’estrema povertà. E’ un dato di fatto, non un giudizio morale.

Per quanto riguarda lo scambio di energia, penso che nessun Paese dovrebbe essere schiavo di un altro dal punto di vista energetico, e a nessuna impresa privata dovrebbe essere concesso il monopolio di fatto delle risorse primarie come l’energia e l’acqua.
Molte delle guerre in atto nel mondo sono determinate dall’esigenza di controllare fonti energetiche.

Dovremmo piuttosto favorire di una produzione in piccola scala dell’energia, in modo da distribuire il potere che deriva dal controllo della stessa. Ci sono sperimentazioni in atto sulla armonizzazione della produzione in piccola scala, visto che il problema principale è la variabilità dell’offerta nell’arco del tempo. Con sistemi computerizzati si riesce ad armonizzare le piccole fonti per produrre energia a basso costo e a basso impatto ambientale.

Se anche il costo fosse leggermente più alto, potremmo comunque evitare il costo umano ed economico delle guerre per l’energia.

Albino Bordieri

L’economia è di tutti.

Partiamo da questo semplice principio: l’economia non deve essere fatta per il benessere di pochi e non deve essere gestita e interpretata dai super esperti, nuovi sacerdoti di una religione fasulla.

Tutti noi facciamo economia ogni giorno: comprando, vendendo, scambiando ciò che ci serve per vivere. Non lasciamoci impressionare da calcoli astrusi e termini tecnici. Se un sistema economico riduce la gente sul lastrico o crea la fame, questo sistema è sbagliato. E se è sbagliato dobbiamo toglierlo dalle mani di chi lo ha ridotto in questo stato pietoso. Il sistema economico è nostro e dobbiamo riprendercelo.

Detto questo, e supponendo che siate d’accordo, come possiamo fare a riprenderci il sistema economico? Come possiamo tirarci fuori dalla melma dove ci hanno trascinato, facendoci promesse di ricchezze e crescita infinita?

Lasciate perdere i super esperti economici, che parlavano del mercato globale e della globalizzazione promettendoci ricchezza, ora sono gli stessi che ammettono di essersi sbagliati, gli stessi che propongono a volte l’opposto di quello che dicevano prima.

Deve esserci un modo, un modo semplice, che anche i non esperti possono capire. Non so se è quello giusto, ma io un metodo vorrei proporlo, una soluzione immediata basata su tre principi.

1) Pensare vicino
2) Produrre il necessario
3) Sostenere i piccoli

Mi spiego meglio:

Pensare vicino.

Procurarci quello che ci serve più vicino possibile. Non importare nè fare trasportare da lontano tutto quello che può essere prodotto localmente. Se anche il prezzo fosse leggermente superiore, sono comunque soldi che aumentano gli scambi locali, ricchezza che rimane vicino a noi invece che fermarsi in qualche banca lontana.
Sono risorse che vanno al nostro vicino, che a sua volta avrà soldi per richiedere i nostri servizi. Tutto quello che si compra, si scambia o si dona localmente ci aiuta a sostenere la nostra comunità, i nostri amici, i nostri vicini e in definitiva noi stessi. Evitare l’inquinamento è solo uno degli aspetti, ci sono anche i vantaggi dell’occupazione locale, del conoscersi e confrontarsi localmente, dello scambio di idee e di risorse.

Produrre il necessario.

I super esperti di economia, gli stessi che ci hanno ridotto in uno stato di incertezza che distrugge la nostra anima oltre che la salute, ci suggeriscono che il sistema migliore è produrre prodotti di qualità da esportare.
Sbagliato. C’è bisogno di fare muovere il denaro, e per muovere il denaro bisogna produrre i beni di più ampio consumo a basso costo. I prodotti di qualità li possono comprare solo i ricchi, gli stessi che ora hanno in mano capitali medio grandi e non vogliono investirli per paura di perderli.
Qual’è la causa principale di una crisi? Poche persone controllano capitali enormi, queste poche persone perdono la fiducia nei mercati e smettono di investire.
Non si può far girare il mercato producendo prodotti per loro. Bisogna produrre per chi spende il 100% del suo capitale, non per chi lo tiene fermo.
Quindi produrre beni essenziali, in base alle richieste della gente comune. Se la gente comune spende, o se fa baratti, o se da lavoro in cambio di merci, i grandi capitali diventano quello che sono: carta straccia. Carta che non ha un valore reale.
Produrre il necessario significa cambiare i paradigmi dell’economia odierna, dove si produce prima di sapere ciò che serve, dove i costi della pubblicità sono più alti dei costi di produzione. Significa ristabilire la priorità della domanda sull’offerta. Si produce solo quello che la gente ha realmente bisogno. senza sprechi e senza grandi marchi.

Sostenere i piccoli.

Riprendiamoci il nostro potere economico. Lo abbiamo dato ai grandi capitalisti, alla grande distribuzione, ai grandi marchi che in realtà non producono niente.
Come abbiamo fatto? Abbiamo comprato i loro prodotti, ci fidiamo di marchi che non hanno dietro alcuna produzione propria, diamo soldi a chi ne ha già tanti.
Sostenere i piccoli significa comprare direttamente dai produttori, sostenere le piccole imprese, aiutare chi produce piccole quantità.
Per fare questo possiamo fare gruppi d’acquisto solidali o cooperative di consumo da una parte e cooperative di produzione e consorzi dall’altra parte.
Abolire la schiavitù dai marchi, ristabilire il contatto umano con le persone che lavorano per noi, per fornirci quello che ci serve a vivere.
Sostenere gli artigiani, i contadini, le piccole imprese di servizi che possono fornirci prodotti di qualità. Le grandi imprese non fanno altro che servirsi di queste stesse persone, pagandole pochissimo e rivendendo il loro lavoro a prezzi stratosferici.
Aiutare ed organizzare i piccoli produttori è un’impresa difficile, ma fra un pò sarà l’unica cosa possibile per vivere dignitosamente e consentire agli altri di fare altrettanto.

Che ne pensate?
Ciao,
Albino

4º Congresso Nazionale MDE

 

Movimento per la Democrazia Economica

18-19 e 20 aprile 2008 – Verona

Il Movimento per la Democrazia Economica ti invita a partecipare al congresso nazionale. Il congresso servirà a porre le basi per un più proficuo lavoro in questo periodo di rivolgimenti socio-economico-culturali:

– unire gli sforzi delle forze progressiste presenti nella società italiana. -dirigere la società dal ristagno verso il dinamismo sociale ed economico, attra-verso un risveglio culturale e pratico, per ridurre il periodo di sofferenza collettiva.

– pianificare Insieme potremo realizzare degli obiettivi di Democrazia Economica, Partecipativa, Energetica, Culturale nel territorio, attraverso il nostro impegno sociale e politico.

Democrazia Energetica e Democrazia Economica
(Con la partecipazione di Maurizio Pallante il 19 aprile alle 17:30)

La radice delle crisi odierne, sia economiche che am-bientali, risiede nell’eccessiva accumulazione di ricchezze nelle mani di poche persone.

Le risorse, controllate da pochi individui, sono usate per il puro profitto e le persone comuni sono divenute consumatori delle ricchezze della terra.

L’economia si e’ trasformata in finanza, dove si cerca il puro profitto da denaro, senza produzione di beni.

I due filoni economici tradizionali si dimostrano incapaci di risolvere i nuovi problemi sorti da questi cambiamenti .

Il sistema comunista e l’economia di stato sono morti da tempo, mentre l’economia capitalista rivela la sua incapacità a risolvere i problemi.

Servono nuove idee per una nuova economia basata su nuovi principi, che restituisca dignità e diritti a tutti gli esseri umani.

Un’economia umana, basata sul consumo razionale e profitto razionale che non arricchisce pochi folli assetati di potere.

Un’economia dove il valore esistenziale degli esseri viventi valga più del loro valore utilitario.
Quindi economia solidale e decentrata, gruppi d’acquisto, autocostruzione, produzione di beni essenziali a basso impatto ambientale, produzione di energia su piccola scala, uso oculato delle risorse idriche sono alcuni degli ingredienti necessari per costruire questa nuova
microeconomia.

La guerra dell’energia si vince producendo energia in piccola scala, il potere d’acquisto si recupera comprando direttamente dal produttore e costruendo da sè quello che si può.

Ma l’ingrediente fondamentale per costruire la nuova economia è la generosità, il sacrificio, l’interesse genuino per il benessere e lo sviluppo fisico, mentale e spirituale di tutti. Senza questo ingrediente la guerra contro lo sfruttamento e l’avidità è già persa in partenza.

Luogo del Congresso:
Comunità degli Stimmatini,
Via Sezano, 28 – Loc. Sezano37034 Verona (VR) –
Telefono 045550012 – fax 045550811

Modulo Adesione Congresso
Volantino Completo quarto congresso MDE
Locandina quarto congresso MDE
Volantino 3 per pagina quarto congresso MDE

La radice delle crisi odierne, sia economiche che ambientali, risiede nell’eccessiva accumulazione di ricchezze nelle mani di pochi. Le risorse, controllate da pochi individui, sono usate per il puro profitto e le persone comuni diventano macchine per produrre consumando le ricchezze della terra.

La nostra sopravvivenza e la nostra felicità dipenderanno dalla capacità di riacquistare il controllo sulle risorse della Terra, dalla capacità di costruire un’economia nuova, basata sulle necessità reali delle persone.

Un’economia naturale, che non produca sprechi di risorse, che utilizzi e riutilizzi senza sperperare.

Un’economia umana, basata sul consumo razionale e non sul profitto, dove si produce quello che serve realmente alle persone invece che produrre quello che fa arricchire pochi folli assetati di potere.

Un’economia attiva e vitale, lontana dalle speculazioni finanziarie, dove è importante quello che si costruisce e non il denaro in se.

Un’economia dove il valore esistenziale degli esseri valga più del loro valore utilitario.

Per costruire questa economia la strada è quella dell’economia solidale e decentrata, dove chi consuma è amico di chi produce, dove i piccoli produttori lavorano per i gruppi di consumatori.

Gruppi d’acquisto, autocostruzione, produzione di beni essenziali a basso impatto ambientale, produzione di energia in piccola scala, uso oculato delle risorse idriche sono alcuni degli ingredienti necessari per costruire questa nuova economia.

La guerra dell’energia si vince producendo energia in piccola scala, il potere d’acquisto si recupera comprando direttamente dal produttore e costruendo da se quello che si può.

Ma l’ingrediente fondamentale per costruire la nuova economia è l’amore genuino per gli esseri umani, la generosità, il sacrificio per il bene degli altri.

Senza questo ingrediente la guerra contro lo sfruttamento e l’avidità è già persa in partenza. La vittoria sarà nostra solo se sapremo donare il nostro tempo e il nostro lavoro per lo sviluppo completo della società umana: fisico, mentale e spirituale.

Tutti noi siamo quotidianamente infastiditi da una quantità sempre più grande di messaggi molesti, uno di questi è la crescita del PIL.

Secondo la nostra classe dirigente, e secondo i giornalisti che la servono, il Prodotto Interno Lordo dovrebbe crescere all’infinito, e questo causerebbe il benessere collettivo.

In effetti a me del PIL importa ben poco. Per noi Proutisti i parametri fondamentali dell’economia sono due: la circolazione della moneta e il potere d’acquisto della classe meno abbiente.

Un parametro aggregato come il PIL, che indica il valore complessivo dei beni e servizi finali prodotti all’interno di un Paese, non ci dice nulla sulla qualità della vita delle persone, non ci dice nulla sulla capacità delle persone di godere dei beni stessi, non ci indica come questi beni sono stati usati.

Per capirsi, se io produco frutta e poi la distruggo per mantenere alto il prezzo, questo fa alzare il PIL perché è comunque un bene prodotto e anche per il lavoro necessario a distruggere la frutta.

Ovviamente le persone povere che mangerebbero volentieri quella frutta distrutta non ne hanno alcun vantaggio. E’ una cosa senza alcun senso.

Ovviamente il PIL è sempre misurato su oggetti materiali o servizi vendibili. Come tutti sanno la quantità di risorse del nostro pianeta è limitata. Come può una produzione basata su oggetti limitati crescere all’infinito? Qualcuno dovrebbe spiegarmelo.

Ogni fenomeno naturale ha un andamento sinusoidale. Ci sono momenti di crescita, momenti di decrescita e pause nel cambio di andamento fra i periodi di crescita e quelli di decrescita. Tutto ciò che è naturale funziona così: noi inspiriamo, abbiamo un momento di pausa, espiriamo, abbiamo un momento di pausa e così via ciclicamente. Il nostro cuore pompa sistalticamente, esattamente come il ritmo delle stagioni e tanti altri fenomeni che se pensate un poco verranno in mente anche a voi.

Tutto è pulsativo, tutto tranne il PIL. Questo dovrebbe crescere all’infinito, come se volessimo inspirare gonfiando i polmoni fino a scoppiare.

Inoltre i teorici del “PIL Enlargement” non fanno nessuna indagine per sapere come la produzione possa migliorare la vita della classe meno abbiente, nè tengono conto di come la ricchezza sia distribuita.

Che cosa volete che importi la crescita del PIL?

Sebbene la mia spinta interiore sia morale, non voglio parlare di princìpi morali quando dico di sostenere le classi più povere. Sebbene io sia convinto che questo mondo materiale sia l’eredità comune del nostro Padre Cosmico, non voglio addurre princìpi di uguaglianza e giustizia quando parlo di sostenere le classi meno abbienti.

Faccio solo un discorso economico elementare: i più poveri sono quelli che spendono una percentuale più alta dei loro guadagni, perché il bisogno li spinge a spendere tutto quello che hanno per la loro sopravvivenza. I più poveri sono quelli che realmente sostengono tutto l’edificio dell’economia.

Sostenere la ridistribuzione delle ricchezze è solo un princìpio di sopravvivenza della nostra società, come sostenere la decrescita dei consumi.

Non possiamo continuare a far crescere i consumi per aumentare il PIL e fare contenti i fanfaroni della crescita infinita.

Le risorse materiali sono limitate, dobbiamo imparare a farne un uso ottimale, dobbiamo imparare a fare la massima utlizzazione delle risorse, affinché nulla vada perduto. Dobbiamo imparare ad usare tutte le potenzialità per ottenere il massimo vantaggio collettivo.

Risparmio energetico, decrescita degli sprechi, uso ottimale delle risorse, scambio e condivisione, sostegno sociale delle classi più svantaggiate: gli ingredienti sono questi. Dobbiamo riuscirci. Non diminuire i nostri consumi, non fare una distribuzione razionale delle risorse è un suicidio collettivo.

Amo troppo la vita per permetterlo.

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