Vi ricordate Nanni Moretti quando chiedeva a D’Alema di dire qualcosa di sinistra?

Questa volta il governo Prodi ha fatto qualcosa, ma non di sinistra, qualcosa di sinistro.

La regione Sardegna aveva istituito una tassa sul lusso per i non residenti e il governo ha deciso di impugnare il provvedimento al consiglio di stato.

D’altronde i nostri governi di centro-sinistra non sono nuovi ad iniziative sinistre. Una delle peggiori è stata l’istituzione dell’Irap. L’Irap è una tassa che diminuisce se non hai dipendenti. Se fai lavorare ditte esterne piuttosto che produrre in casa, paghi meno Irap.

Questo ha causato il proliferare di false cooperative, costituite apposta per pagare meno tasse. I lavoratori dipendenti sono stati in moltissimi casi “esternalizzati”, costretti a costituirsi in false cooperative per mantenere il posto di lavoro. Ora lavorano più tempo di prima, guadagnano di meno e il loro lavoro è diventato precario.

La tendenza era già questa anche prima dell’Irap, ma di certo non era prevedibile che un governo di centro-sinistra istituisse una imposta per rendere conveniente l’esternalizzazione e la precarizzazione dei lavoratori.

D’altronde nei cinque anni successivi il governo di centro-destra non ha abolito questa tassa sul lavoro stabile, e il nuovo governo di centro-sinistra ha continuato sulla stessa strada.

Ormai lo sappiamo tutti che la convergenza al centro sta peggiorando le condizioni dei lavoratori.

RSS Trackback URL Albino Bordieri | 30 luglio 2007 (1:06)

governo, Irap, tassazione

Commenti

  1. Eraldo ha detto:

    La strana fine dell’Osservatorio economico in Sardegna Quando una voce indipendente fa paura, si chiude.

    La Regione chiude i suoi enti, ne apre altri con gli stessi obiettivi spendendo semmai anche di più, ma tutto fila liscio, va avanti nel silenzio generale come se fosse logico e scontato. Ma quello che è avvenuto all’Osservatorio economico (un istituto che fotografava la situazione della Sardegna) proprio senza valore non sembra: anche se la sua logica ce l’ha. L’Osservatorio, nell’indifferenza di tutti, è stato messo in liquidazione alla fine di luglio, il 26 per la precisione: una notizia di poche righe per un de profundis che invece ha alle spalle un rilevante peso politico.

    La crisi dell’Osservatorio inizia nel marzo dell’anno passato, con la pubblicazione dei dati sulla congiuntura della Sardegna. Dati negativi ottenuti dall’elaborazione dell’Istat (per quanto riguarda il lavoro) e dell’Isae, un’agenzia di prestigiosa competenza nazionale alle dipendenze del ministero dell’Economia, e che definisce l’andamento del sistema economico regione per regione. Dalla pubblicazione di quel dossier risultava che non solo in Sardegna diminuiva l’occupazione maschile e femminile, ma soprattutto che veniva meno la fiducia degli imprenditori, che davanti a una simile situazione preferivano non investire. Successe il finimondo, come L’Unione Sarda riportò nelle sue pagine. Quello che non si sapeva, e che adesso riveliamo, è che l’allora assessore alla Programmazione intervenne subito dopo a gamba tesa sull’Osservatorio, dicendo: tutti i dati devono passare sul tavolo dell’assessorato. In sostanza: prima li vediamo noi, poi decidiamo sempre noi se pubblicarli o meno. Da sottolineare che niente era invece avvenuto per due precedenti bollettini, in cui erano state rese note cifre positive per l’attuale Giunta.

    Casualmente da quel marzo 2006 l’Osservatorio economico non ha più pubblicato niente. Ha sì prodotto numeri e statistiche, che però sono rimasti nelle stanze del potere. Fedeli al motto del governatore: voi dovete solo produrre numeri, ognuno poi li commenta come vuole.

    E siamo arrivati a questa estate, alla messa in liquidazione. L’articolo 26 della Finanziaria regionale del 2007 prevede che l’Osservatorio diventi agenzia governativa e che produca statistiche all’interno della Presidenza della Giunta. Non solo: se il personale dovrà essere assunto attraverso un concorso pubblico, il direttore della nuova Agenzia sarà nominato invece con un contratto privatistico (per cinque anni, rinnovabile). E contratto privatistico potrebbe voler dire che sarà il Governatore a scegliere il nuovo direttore.

    «Saranno cifre addomesticate, questa è una censura preventiva», hanno detto in Confindustria e all’Api sarda. Noi, siccome crediamo che basti raccontare i fatti per far capire alla gente quello che dietro le notizie si nasconde, aggiungiamo solo che la credibilità di questa Agenzia sembra minata alla base. Scommettiamo che nei prossimi mesi scopriremo che in Sardegna va tutto bene? Fosse vero ne saremmo tutti contenti. In realtà invece crediamo che quell’agenzia nient’altro diventerà che la voce del potere. Da osservatorio economico indipendente a osservatorio dipendente. Di chi comanda.